E SE I NOSTRI FIGLI VEDESSERO CIÒ CHE NOI ABBIAMO PAURA DI GUARDARE?
UN ANNO SENZA ZUCCHERO: LA SCELTA CHE HA 23 ANNI CAMBIO' IL MIO MODO DI VIVERE

Avevo 23 anni, un corpo che mi faceva male ogni giorno e la sensazione di non avere più il controllo della mia vita. Poi ho iniziato un percorso che mi ha insegnato ad ascoltare il mio corpo in un modo completamente nuovo.
Avevo 23 anni e mi sentivo prigioniera del mio corpo.
Ero giovane, eppure vivevo già da anni con dolori e disturbi che condizionavano profondamente la mia vita.
Artrosi, infiammazioni tendinee, fibromialgia, torcicollo, ernie lombari.
E poi giramenti di testa, reflusso gastrico ed emicranie così forti che, quando arrivavano, potevo rimanere chiusa al buio nella mia cameretta per più di 24 ore.
Passavano i mesi, passavano gli anni e io continuavo ad aspettare di sentirmi finalmente meglio.
Avevo paura.
Paura di quei dolori che sembravano non avere fine.
Paura di non riuscire più a vivere la mia vita come desideravo.
Paura che quella sarebbe stata la mia normalità.
Avevo provato diverse strade e continuavo a cercare una risposta.
Poi incontrai un medico egiziano che iniziò a guardare la mia situazione con occhi diversi.
Poi arrivò un medico che mi fece una domanda
Era interessato al mio stile alimentare, a come stava la mia pancia, al mio intestino.
Si interessava anche alla mia schiena e cercava di aiutarmi a rimetterla in equilibrio.
Aveva una sensibilità particolare.
Ricordo ancora il suo tono di voce molto basso.
Fu lui a farmi guardare per la prima volta il mio corpo nel suo insieme e a chiedermi qualcosa che fino ad allora avevo sottovalutato:
"Cosa mangi?"
Quella domanda avrebbe cambiato la mia vita.
Iniziò un percorso di depurazione intestinale con sciroppi a base di erbe, e un prodotto alcalinizzante.
Poi arrivarono le intolleranze alimentari.
Attraverso il test che feci in quel periodo emersero diversi alimenti che il medico mi consigliò di eliminare.
E arrivò anche un'altra scoperta che mi colpì profondamente.
Secondo la valutazione del medico, ero fortemente interessata dalla presenza di parassiti intestinali, quelli che allora chiamavamo semplicemente "vermi".
Per me fu uno shock.
Allo stesso tempo, dentro di me sentivo che forse avevo finalmente trovato una direzione.
Fu così che iniziò il mio anno stra-ordinario.
Zucchero, lieviti e una nuova alimentazione
Il medico mi tolse completamente zuccheri e lieviti e iniziai il percorso di depurazione che mi era stato indicato.
La mia determinazione era altissima.
Ero stanca di stare male.
Avevo bisogno di cambiare.
Così cambiai davvero il mio modo di mangiare.
Dovetti rieducare la mente, diventare creativa, imparare a cercare alimenti diversi da quelli che avevo sempre trovato sulla mia tavola.
Non avevo più il mio amato latte e biscotti prima di dormire.
Non avevo più lo spuntino al bar davanti al mio studio.
Pian piano imparai a mangiare tanta verdura, poca frutta, proteine vegetali, pesce e carne bianca.
All'inizio fu difficile.
Ebbi due importanti crisi legate alla voglia di zuccheri.
Andavo alla ricerca di qualcosa di dolce in modo quasi compulsivo.
Aprivo e richiudevo la dispensa mille volte.
Cercavo cioccolata, biscotti, miele, crackers, grissini, fette biscottate, snack.
Sentivo un vero e proprio logorio allo stomaco che mi provocava agitazione.
Poi, con il passare del tempo, quelle sensazioni iniziarono a placarsi.
E io continuavo.
La determinazione fu la mia prima medicina
Ripensando oggi a quegli anni, una delle cose che più mi emoziona è la forza che trovai dentro di me.
Ero stanca di stare male e avevo deciso che avrei fatto qualcosa per me.
Cambiare richiede coraggio.
Richiede di lasciare andare abitudini consolidate, affrontare momenti difficili e imparare a scegliere con consapevolezza.
Io desideravo gli zuccheri. Li cercavo.
Li desideravo soprattutto nei momenti di stanchezza, di agitazione, di bisogno di una gratificazione immediata.
Poi imparai una cosa importante:
un desiderio può essere ascoltato senza doverlo necessariamente assecondare.
Imparai a dire di no.
E quei NO diventarono una parte fondamentale del mio percorso.
Ogni volta che rinunciavo a qualcosa che desideravo, ricordavo il motivo per cui avevo iniziato.
Volevo stare bene.
Volevo tornare a vivere.
Volevo riprendermi la mia vita.
Ogni NO a ciò che sentivo dannoso per il mio corpo diventava un SÌ a me stessa.
È una lezione che porto ancora oggi dentro di me.
Quando desideriamo davvero cambiare, i NO devono entrare nella nostra quotidianità e diventare parte delle nostre scelte.
La determinazione cresce attraverso la continuità.
Una decisione apre una porta.
Poi servono tante piccole scelte, ripetute ogni giorno, per attraversarla.
E più imparavo ad amarmi, più diventava naturale proteggere il mio benessere.
Poi cominciai a leggere le etichette
Il tempo passava e io leggevo le etichette di tutto ciò che compravo.
Era una cosa che prima non avevo mai fatto.
E fu una scoperta.
Caspita! Lo zucchero era ovunque.
Saccarina, saccarosio, maltosio, glucosio, fruttosio, zucchero di canna…
Iniziai a conoscere parole che fino a quel momento avevo completamente ignorato.
Anche i carboidrati entrarono nella mia nuova consapevolezza alimentare e, in quella fase, avevo eliminato pasta, pane, pizza, riso e mais.
Mi concedevo soltanto qualche chicco, come farro, kamut e grano saraceno, non più di due volte alla settimana.
Era un cambiamento enorme.
Eppure, giorno dopo giorno, iniziavo a sentirmi diversa.
In soli tre mesi mi sentivo un'altra donna
I malesseri quotidiani che mi avevano accompagnata per anni diminuirono radicalmente.
- Dormivo meglio.
- Mi alzavo più serenamente.
- Mi sentivo più forte, energica, felice e ottimista.
- In tre mesi persi 10 chili, fino a raggiungere il mio peso forma, che ancora oggi mantengo.
- Poi arrivarono gli esami del sangue e finalmente erano tutti perfetti.
Ricordo ancora la sensazione che provai guardandoli.
Stavo finalmente bene.
Avevo passato così tanti anni nella paura di stare male, di non trovare una soluzione, perfino nella paura di morire.
Anche i dolori mestruali, che mi tenevano ferma per un'intera giornata tra vomito e svenimenti, scomparvero. Il ciclo si regolarizzò mese dopo mese.
Le emicranie e i giramenti di testa scomparvero dalla mia quotidianità.
Per la prima volta nella mia vita il mio intestino iniziò a funzionare regolarmente.
Il mal di schiena diminuì in modo quasi totale.
Le tre ernie lombari si assorbirono da sole e questo mi permise di evitare l'intervento a Monza che era già stato fissato.
E poi c'era qualcosa che vedevano tutti.
Mi dicevano che ero bella, luminosa, serena e gioiosa.
I capelli erano diventati più forti e pieni di luce.
I miei occhi erano vivi.
Io mi guardavo allo specchio e vedevo una donna diversa.
Avevo finalmente voglia di vivere.
Dopo un anno iniziai a farmi delle domande
Era passato un anno.
Il mio stile di vita aveva ormai seguito naturalmente il nuovo modo di alimentarmi.
Quello che all'inizio mi era sembrato così difficile era diventato parte della mia quotidianità.
Col tempo compresi che l'alimentazione aveva un ruolo importante nel modo in cui mi sentivo.
Era diventato normale ascoltare con maggiore attenzione le reazioni del mio organismo.
Quando assumevo alimenti che il mio corpo sembrava tollerare male, comparivano rapidamente diversi sintomi.
Avevo iniziato a conoscere il mio corpo. A sentirlo, a percepire solo con uno sguardo se un alimento era adatto a me oppure no. Avevo affinato la mia sensibilità.
E quella conoscenza cambiò completamente il mio modo di guardare al cibo.
Il cambiamento è anche una scelta d'amore
Oggi, quando ripenso a quella ragazza di 23 anni, penso soprattutto a quanto può essere potente una persona quando decide davvero di cambiare.
Io ero convinta di non poter fare a meno di certe abitudini.
Credevo che sarebbe stato impossibile rinunciare ai dolci, al latte e biscotti prima di dormire, agli snack e a quelle piccole gratificazioni che accompagnavano le mie giornate.
Poi scoprii che potevo farcela.
La dipendenza da un sapore, da un'abitudine o da una gratificazione immediata può essere molto forte.
Liberarsene richiede tempo, consapevolezza e determinazione.
Serve anche un motivo profondo.
Il mio motivo ero io.
Volevo stare bene.
Volevo tornare a vivere.
Volevo riprendermi la mia vita.
Questa consapevolezza mi ha insegnato che anche quando un'abitudine sembra profondamente radicata, possiamo iniziare a costruire un modo diverso di stare con noi stessi.
Con pazienza.
Con costanza.
Con coraggio.
E soprattutto con amore.
Perché oggi penso che molte delle nostre scelte siano proporzionali all'amore che proviamo per noi stessi.
Quando ci amiamo abbastanza da prenderci cura di noi, impariamo anche a mettere dei confini.
Impariamo a dire dei NO.
NO alle vecchie abitudini che ci allontanano dal nostro benessere.
NO a ciò che sentiamo che ci fa stare male.
NO alla convinzione di essere destinati a rimanere per sempre dentro una situazione che ci fa soffrire.
E ogni NO può diventare un SÌ a noi stessi.
Da una sofferenza è nata una missione
Per anni mi sono chiesta perché proprio a me fosse toccato vivere tutto questo.
Perché avessi attraversato una parte così importante della mia adolescenza e della mia giovinezza tra dolori, paure, visite, tentativi e giornate in cui il mio corpo sembrava essere diventato il mio più grande limite.
Poi, con il tempo, quella domanda si è trasformata.
Ho iniziato a chiedermi:
"Cosa posso fare perché altre persone possano trovare una strada prima di quanto sia accaduto a me?"
È da qui che è nata la mia missione.
Dal desiderio di trasformare la mia esperienza in qualcosa di utile per gli altri.
Conosco la fatica di cambiare.
Conosco la paura di non farcela.
Conosco la voglia di tornare alle vecchie abitudini.
E conosco anche la gioia profonda che si prova quando si cominciano a vedere i risultati delle proprie scelte.
Per questo oggi desidero aiutare quante più persone possibile a conoscere meglio il proprio corpo, ad ascoltare i suoi segnali e a costruire un percorso personalizzato.
Vorrei che nessuno si sentisse solo davanti alla propria sofferenza.
Vorrei che ogni persona potesse riscoprire dentro di sé la forza, il coraggio e la possibilità di prendersi cura della propria vita.
A 23 anni avrei avuto bisogno di qualcuno che mi accompagnasse, che mi aiutasse a comprendere meglio ciò che stavo vivendo e che mi ricordasse quanto fosse importante credere nella possibilità di stare bene.
Oggi quella consapevolezza è diventata parte del mio lavoro.
Quello che ho vissuto è diventato il motivo per cui desidero aiutare gli altri.
E forse questa è la parte più bella della mia storia.
Quello che per tanti anni è stato il mio dolore, oggi è diventato una missione.
Una missione che mi porta ogni giorno ad ascoltare, studiare, cercare, comprendere e accompagnare.
Perché so cosa significa sentirsi persi dentro il proprio corpo.
E so anche cosa significa ritrovare, passo dopo passo, la voglia di vivere.
E tutto è iniziato da una scelta.
Una scelta difficile.
Una scelta che richiedeva coraggio.
Una scelta che ho dovuto rinnovare ogni giorno.
Scegliere me stessa.
E forse è proprio da qui che può iniziare ogni cambiamento:
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Avevo 23 anni, un corpo che mi faceva male ogni giorno e la sensazione di non avere più il controllo della mia vita. Poi ho iniziato un percorso che mi ha insegnato ad ascoltare il mio corpo in un modo completamente nuovo.
CREME SOLARI? NO GRAZIE
COSA STAI SPALMANDO SULLA TUA PELLE
(La verità che nessuno ti dice sui solari)
Ogni volta che ti senti sotto pressione, il tuo corpo attiva un sistema biologico potente… che, se prolungato, può esaurirti
Ciao!
Voglio condividere con te qualcosa che vedo ogni giorno nel mio lavoro: molte persone fanno davvero del loro meglio seguendo i miei percorsi, risolvono tanti problemi come il mal di testa, i dolori cronici, la stanchezza, eppure, a volte continuano a lottare con gonfiore, dolore intestinale, pesantezza e ricadute improvvise.
Ed è frustrante, lo...
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